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Arco lungo
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Contents
• Storia
• Note
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Storia
Le origini dell'uso degli archi lunghi risalgono alle mwjqinvasioni barbariche del V secolocite-ref-milhist-2-0[2]. La loro successiva diffusione nel territorio mwkginglese risale al mwkwXIII secolo, sotto il regno di mwlaEdoardo I, mwlqPlantageneto. In quel periodo la marginalità dell'mwlgInghilterra, la cui economia era ancora prevalentemente rurale, non aveva ancora consentito la formazione di maestranze specializzate nella costruzione di mwlwbalestre, peraltro armi di costo abbastanza elevato.
L'uso e la diffusione dell'arco lungo furono favoriti sia dalla relativa facilità con cui poteva essere costruito che dalla sua accessibilità, che si estese anche alle classi popolari, le quali fornivano i tiratori a condizione che venissero assiduamente addestrati per essere in grado di tendere archi il cui carico di trazione medio era di cento mwmqlibbrecite-ref-3[3].
Nella seconda metà del mwnwTrecento, gruppi di mwoamercenari inglesi operanti in mwoqItalia, come la mwogCompagnia Bianca, introdussero nella penisola l'arco lungo. Tuttavia, nonostante vi fossero a mwowFirenze e a mwpaMilano maestri in grado di realizzare archi e frecce "al modo inglese" e nel 1373 il podestà di mwpqReggio Emlia (allora controllata dai mwpgVisconti) chiese ad mwpwAmbrogio Visconti di concedere agli abitanti della città e delle campagne il permesso di equipaggiarsi di arco e frecce mwqaad madum anglicum per difendersi dalle scorrerie dei nemici, l'uso di tale arma non si diffuse e, dopo il 1430, praticamente scomparvecite-ref-4[4]cite-ref-5[5].
L'uso bellico
L'arco lungo divenne un'arma tipica degli eserciti mwswinglesi, risultando determinante in alcune guerre vittoriose contro gli mwtascozzesi, e, nella prima fase della mwtqGuerra dei cent'anni, contro gli eserciti mwtgfrancesi. Gli scozzesi, rimasti condizionati da tattiche "tradizionali" basate su eserciti prevalentemente costituiti da mwtwfanti e pochi mwuacavalieri, si scontravano contro un nemico dotato di numerosi arcieri, il quale, dopo aver causato la dispersione delle truppe avversarie, le caricava con la cavalleria. A sud, gli eserciti francesi nutrivano invece sfiducia nei confronti delle strategie militari, permettendo così agli inglesi di sfruttare la loro disorganizzazione e puntare su una tattica basata sull'arco. Celebre fu la mwuqBattaglia di Azincourt contro l'mwugesercito francese: grazie al contributo essenziale degli arcieri, questa venne vinta dall'mwuwInghilterra.
L'uso nell'era moderna
Il tiro con l'arco ha riscoperto una notorietà alla fine dell'ottocento con l'uso ludico, ed anche l'arco lungo era tra gli archi utilizzati. Attualmente viene utilizzato nelle competizioni di mwvgTiro con l'arco 3D e nel mwvwTiro di campagna (Field).cite-ref-6[6]cite-ref-7[7]
Costruzione
Attualmente gli artigiani producono una gran varietà di modelli, adoperando ormai ogni tipo di legno, e utilizzando sempre più spesso la tecnica del multistrato: l'arco viene poi ricoperto da uno spesso strato di mwagfibra di vetro, che gli conferisce potenza e prestazioni omogenee nel tempo. Questo rende l'arma un mwawarco laminato. Quasi tutti i costruttori, poi, sono disponibili a produrre archi personalizzati, sia dal punto di vista prettamente tecnico, che da quello estetico.
L'arco lungo medievale possedeva una sezione a "D" dove il lato dritto, detto "dorso", era il lato rivolto verso il bersaglio. Spesso le parti terminali dei flettenti, i puntali o "tips", erano rinforzate in mwcacorno. La mwcqcorda era solitamente costituita da una treccia composta da due o tre fili di mwcglino, mwcwcanapa o mwdabudello impregnati di colla. Alcuni arcieri medievali amavano rinforzare le proprie corde (ne avevano sempre una di scorta durante le battaglie) con capelli femminili, poiché ciò le rendeva più resistenti.
La mwdgfreccia viene appoggiata su una rientranza ricavata sul fianco sopra l'impugnatura dell'arco, detta "finestra" nel caso degli archi moderni, o direttamente sulla mano dell'arciere, nel caso degli archi mwdwmedioevali.
Legno di tasso
• Il mwiqdurame è la parte interna più scura di un ramo o di un tronco dell'albero e ha la caratteristica di resistere bene alla mwigcompressione; per questo motivo viene utilizzato per comporre la parte più interna del listello dell'arco, quella rivolta verso l'mwiwarciere quando egli tira, cioè la parte sottoposta alla compressione.
Nell'arco il durame contrasta la tensione della corda e l'alburno fa tornare dritto il listello dopo l'uso.
Termine dell'uso
Quando l'mwlwarco iniziava ad acquisire una leggera incurvatura permanente si diceva che "mwmaaveva seguito la corda". In questi casi alcuni arcieri tenevano ancora l'arco, altri lo rimpiazzavano con uno nuovo.
I primi non prendevano quella decisione tanto per il costo di un arco nuovo o per il tempo che si impiegava nel costruirne un altro, quanto per il fatto che quell'incurvatura donava all'mwmgarciere qualche possibilità in più di essere arruolato da mwmwnobili che cercavano uomini d'arme con esperienza per le loro mwnabattaglie, poiché l'mwnqarma incurvata indicava chiaramente che era stata molto utilizzata e di conseguenza il mwngsoldato che la possedeva non risultava inesperto nell'uso della stessa.
I secondi, invece, preferivano utilizzare sempre un arco dritto, più efficiente nella mwoagittata, e per questo motivo sganciavano sempre la corda dall'arco quando non dovevano usarlo, in modo che non acquisisse l'incurvatura.
Si racconta che durante la mwogGuerra dei cent'anni i mwowfrancesi, quando catturavano un arciere mwpainglese, tagliassero a quest'ultimo indice e medio della mano destra, per renderlo inabile all'uso dell'arco.
Note
cite-note-11. ↑ Non presenta le controcurvature tipiche dell'mwqwarco ricurvo.
cite-note-33. ↑ Corrispondono a ca. 45 kg.
cite-note-55. ↑ mw0qFabio Romanoni, mw0gmw0wV. Armi, equipaggiamenti, tecnologie, in Paolo Grillo e Aldo A. Settia (a cura di), mw1aGuerre ed eserciti nel Medioevo, mw1qGuerre ed eserciti nella storia, serie a cura di N. Labanca, Bologna, il Mulino, 2018, pp.mw1g 161-188, mw1wISBNmw2a 978-8-81-527956-9. Ospitato su Academia.edu.
cite-note-66. ↑ mw3qJill Victoria Brazier, mw3gmw3wUna storia parallela: l'arcieria come attività sportiva (mw4amw4qPDF), su mw4garcoefreccia.it. mw4wURL consultato l'11 aprile 2026.
cite-note-77. ↑ mw5wmw6amw6qle-discipline-arcieristiche, su mw6gfitarco.it. mw6wURL consultato l'11 aprile 2026.
Bibliografia
• mw9aAlessio Cenni, Il declino del long bow, in Arcosophia, n. 11, 2008, pp. 10-13.
• mw9gBernard Cornwell, L'arciere del re, TEA, 2003, p. 486.
• mw-aBernard Cornwell, Il cavaliere nero, TEA, 2004, p. 136, 482.
• mw-gBernard Cornwell, La Spada e il Calice, TEA, 2006, p. 26, 139.
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni